Succedono strane cose alla facoltà di Lettere e Filosofia di Seattle.
La parte a sud si sta lentamente trasformando in un'oasi alla O.C. (o V.C. in questo caso) con tanto di muretti con mattoni di cotto a vista, fighetti che ormeggiano i loro yacht nell' ampio parcheggio, operai che si innaffiano idillicamente con potenti getti d'acqua ricreando atmosfere elleniche, aiuole zen, architetture palladiane, mosaici paleocristiani, affreschi giotteschi, statue di canova, fresche frasche in ogni dove, e una deliziosa miniatura parietale del rettore. Chi chiede notizie del parcheggio che doveva essere costruito in siffatto sito si scontra nel migliore dei casi con un regime omertoso e nel peggiore con un vaffanculo sincero da parte degli addetti ai lavori.
Ma il lato nord è il più preoccupante. L'erba incolta ha ormai raggiunto la straordinaria altezza di cinque o sei metri. Si narra che al centro del cortile sia spuntata miracolosamente la pianta del fagiolo magico, alcuni studenti arrampicatisi su essa hanno fatto ritorno recando con loro enormi chicchi d'uva e gelatine di frutta ma sono stati punto sbranati da alcune feroci iene ridens appostatesi dietro ai bagni. Branchi di gazzelle e antilocapre pasteggiano ormai quasi quotidianamente nutrendosi di erba, bacche e alcuni cestini del pranzo dimenticati sulle panchine da incauti accademici. Il parco-zoo di Fasano ha scritto al rettorato chiedendo il permesso di trasferire una coppia di leoni bianchi nella neo-nata riserva vercellese. I professori arrivano a lezione a bordo di una jeep chi vestito da colonialista con tanto di cappellino rotondo, chi da improvvisato indiana jones chi invece in costumi adamitici alla ricerca di un contatto più selvaggio con la natura. E io che devo andare in segreteria non so che fare. Se comprarmi un machete, se costruire un ponte tibetano, o affittare un indigeno cui dare nome di Mercoledì e tentare la sorte tra le insidie della pericolosa foresta del Piemonte Orientale.

